Il tempo passa per tutti, non sono per gli uomini ma anche per gli oggetti. Anche un’automobile  sente i segni del tempo come un anziano. Le sospensioni si irrigidiscono, la cinghia si allenta e le spie nel quadro segnalano il sintomo del giorno.
La si porta dal meccanico, dopo un’attenta visita dà la sua diagnosi e la sua brutale cura. “È ora di cambiare macchina”.
E si ritorna in casa con montagne di cataloghi di auto che con foto studiate ad arte e un forte odore di inchiostro, inebriano il lettore nel trovare una degna sostituta.
Dopo riunioni di famiglia, veti incrociati viene scelto il mezzo.

Manca poco al saluto della mia Alfa 147. Guardandola un’ultima volta tornano in mente i ricordi più o meno lontani ormai dimenticati. I ricordi di mio padre che mi porta a scuola, il ricordo della prima volta che la guidai e delle mille raccomandazioni fatte o quella volta che… Ricordi.
È strano ma quell’oggetto inanimato privo di alcuna intelligenza ha in sé parte delle mie memorie delle mie emozioni, sembra che voglia restituirmeli prima della sua partenza dicendomi: “sono tuoi non posso più conservarli, fanne un buon uso.”

Forse la memoria non è dentro di noi, ma negli oggetti che ci circondano. Magari non sono molti, ma ci sono. Sono quelli che ci hanno accompagnato nella vita di tutti i giorni, come il mio zaino scuola che mi aiutato a portare i libri di scuola o i panini nelle gite fuori porta. Oppure sono quegli oggetti che ci hanno visto crescere come il muro della casa in campagna su cui segnavo diligentemente mia altezza giorno dopo giorno.

Ma le cose si consumano. Come i ricordi che perdono di dettaglio ma rimangono lo stesso nella nostra mente. Vengono smussati dal tempo in modo che facciano spazio a nuovi momenti da ricordare e se non sono più utili sostituiti. Proprio come gli oggetti.