Un venerdì di fine marzo, con la pioggia che si attacca ai vetri, il best of dei Ramones e il pigiama. Mi chiedo chi sono, senza più troppa convinzione ormai. La domanda in questo momento pare non appassionarmi affatto, dato che ho preferito prepararmi un pasto a base di vitel tonnato e mozzarella nel frattempo.
In queste circostanze di totale distacco, forse un’équipe di neuroscienziati dovrebbero studiare i miei sommovimenti neurali. Toh, guardacaso sta passando proprio ora Lobotomy nella mia scaletta personale.

E’ in questi momenti che me ne infischio altamente di qualsiasi cosa, in cui tutto sembra distante, insignificante, piccolo e vicino al ridicolo. Ci hanno abituati a vivere nel terrore e nell’insicurezza, nella diffidenza verso l’altro. Poi basta un tizio venuto da chissà dove che decide di lavare i piedi a un campione significativo di quella che viene comunemente chiamata feccia per farti quantomeno riflettere sul mondo, sulle persone intorno, su te stesso e il tuo ruolo in tutto questo.

E ti accorgi che, forse, le filosofie orientali possono arricchire, ma non serve andare così lontano per sentire nel profondo l’umanità di un gesto immediato e semplice. Misericordia, un bel concetto.

P.S. Io a messa non ci vado neppure a Natale, sia chiaro.