In questi giorni ho avuto modo di fronteggiare un magma di pensieri che ribolle spesso silenziosamente nel mio animo. L’opportunità di poterne parlare mi fa riflettere nuovamente su quanto sia meraviglioso il potere dello scambio quando è capace di far emergere barlumi d’essenza.

Si è parlato di passato, di oggetti che lo rappresentano, ma soprattutto del rapporto con la realtà che ci circonda in questi tempi e realtà nebbiose.

Non etichetto situazioni, mi limito a dipingere loro con indefinite pennellate.

La responsabilità di ciò che ci circonda è nostra. Non siamo automi, siamo perfettamente in grado di contagiarci. Un atteggiamento positivo, la volontà di migliorarsi, anche solo per il gusto di essere un po’ artefici di noi stessi, sono gli atteggiamenti di cui secondo me è opportuno “aver fame”, in noi stessi e negli altri, e, almeno negli ambienti nei quali vivo io, non ne vedo molta.

Frequento un ambiente di studio che viene così denominato: “Design del prodotto e dell’evento”. Un ambiente creativo, che mi ha sempre portato a credere nella potenzialità di una visione. Eppure, in quella che dovrebbe essere la casa del “fare”, non vedo quel rimboccarsi le maniche per il proprio futuro che mi aspetterei, a partire da me stessa. Spesso coglie un senso di sfiducia, una perdita di senso o confusione su di esso (e qui il peso del docente si fa sentire), una preoccupazione di assecondare le scadenze burocratiche. Questo è un po’ come preoccuparsi dell’impalcatura che sovrasta una facciata, senza preoccuparsi di ciò che vi è all’interno.

Mi piace pensare di recuperare quel piacere spensierato di ingegnarsi, di approfondire, di farsi prendere da un’ossessione, scordandosi un po’ del resto, se si riesce divertendosi.

Non servono grandi rivoluzioni, dall’oggi al domani, per sostenere noi stessi e gli altri, serve un moto di spirito costante e una profonda fiducia in quel che siamo. E’ come essere in una partita a scacchi autogestita dalle pedine. Ogni mossa compiuta, deve essere tenuta in conto dalla pedina successiva. Ben vengano, intendiamoci, anche i pieni di “ego” che poco badano a ciò che li circonda, che noia senza di loro!

L’ambiente certo gioca il suo ruolo: un clima poco co-struttivo diventa  in un istante così di-struttivo all’apparenza per il nostro animo… Ma quell’ambiente possiamo migliorarlo noi, con le nostre domande, il nostro impegno. E’ nell’insoddisfazione che le cose iniziano a muoversi.

In una parola: fiducia, anche quando tutto sembra venirci addosso. Immaginarsi e credere in ciò che la nostra mente ci mostra.
Penso a un rapporto col passato di serena accettazione, in cui si fa spazio al nuovo, è chiaro, ma senza dimenticare.
Ma soprattutto guardare sempre in alto, puntare al cielo con lo sguardo, senza darsi troppi limiti.
Ecco, il tema del limite lo trovo affascinante… Definizione come punto di partenza che può essere infranto.

Apriamo la finestra, liberiamo uno scaffale, cambiamo qualcosa con un senso, dentro e fuori, e respiriamo a pieni polmoni aria fresca, perchè per ora quella non manca, anche quando pare che accada. E se il cervello ha l’ossigeno, è in grado di agire.
Penso che tutto sommato questa situazione può rafforzare la generazione che si andrà a scontrare con la realtà adulta. Ora che ci piaccia o no, se vogliamo qualcosa, va guadagnato. Ottimo pretesto per diventare bravissimi.

Grazie di cuore, pushock.

QUESTO GIORNO E’ FINITO

Quando il giorno è finito,
io penso a tutto quello che ho fatto.
Ho sprecato il giorno
oppure ho raggiunto qualcosa?
Mi sono fatto un nuovo amico,
oppure un nemico?
Ero irascibile con tutti,
oppure amichevole?
Anche quello che ho fatto oggi è trascorso.
Mentre dormo,
il mondo porta con sè un nuovo giorno luminoso,
che io posso utilizzare
o sprecare
o farne ciò che voglio.
Stasera mi prefiggo:
sarò buono,
sarò gentile,
farò qualcosa,
che sia degna di essere fatta.

Calvin O. John