Kajikazawa in Kai Province – Katsushika Hokusai

 

Nan-in, un maestro giapponese dell’era Meiji (1868-1912), ricevette la visita di un professore universitario che era andato da lui per interrogarlo sullo Zen.

Nan-in servì il tè. Colmò la tazza del suo ospite, e poi continuò a versare.

Il professore guardò traboccare il tè, poi non riuscì più a contenersi. «È ricolma. Non ce n’entra più!».

«Come questa tazza,» disse Nan-in «tu sei ricolmo delle tue opinioni e congetture. Come posso spiegarti lo Zen, se prima non vuoti la tua tazza?».

[ Una tazza di tè – 101 storie zen ]

 

Capita spesso di doversi scontrare con pregiudizi – propri o altrui – pensieri monolitici non aperti al dialogo o scarne filosofie frutto della morale occidentale del dovere e del denaro: realtà insomma ruvide e rigide, con le quali siamo a contatto dalla nascita e che troviamo sul cammino di ogni giorno.

Ho compreso pienamente quanto sia una sfida sviluppare il proprio pensiero al riparo dalla società ( ottimo regista affibbiatore di ruoli ) solo di recente e quanto sia altrettanto ostico fargli superare limiti apparenti, dettati da visioni limitate o non complete della vita radicate in noi.
In tutto ciò, la crescità personale appare quindi come un confronto con noi stessi e un viaggio interiore al di là dei confini sicuri, segnati dalle convenzioni dominanti.

Cosa portare in una simile avventura quotidiana?

Il dubbio e l’equilibrio instabile che esso crea ( simile a quello del pescatore sugli scogli del quadro di Hokusai ): siamo costretti in tal modo a un continuo ” movimento” per cercare di raggiungere il nostro baricentro interiore. Sviluppiamo quindi una tensione che ci tiene desti.

Il mettersi in condizione di dubitare di noi stessi e del nostro pensiero è infatti il primo passo verso la formulazione di quesiti, domande che sono frutto di consapevolezza e che contengono già i semi della crescita. Quando siamo dunque di fronte a un’opinione, un pensiero, una tematica o una situazione nuova e mai affrontata realmente, dobbiamo privarci dei nostri preconcetti-opinioni a proposito e affrontarla in modo del tutto naturale con spirito critico sincero.

Prima di pensare, svuotiamo dunque la nostra tazza di tè.