PREMESSA

Nelle nostre passioni – ciò che ascoltiamo, vediamo o facciamo materialmente con profondo coinvolgimento emotivo – cerchiamo Qualcosa con la “Q” maiuscola, che a volte ci sfugge: la Vita, che, nella sua essenza parziale o totale, si presenta sotto forma di una varia moltitidine di eventi quotidiani.
Di questa Esisitenza così presente, ma nascosta fra le righe, mi piace cercare traccia nella musica; si tratta di un vero e proprio viaggio, in cui ogni hertz di nota o frammento di testo sono spunto per trovare il nostro Santo Graal interiore, cioè il tesoro celato in noi e capace di darci realizzazione.
Come si evince da diverse citazioni nel blog, il rock, il blues e il folk – per citare tre generi musicali facenti parte il fabbisogno acustico giornaliero – sono elementi di coesione dei suoi autori, nonché fonti di spunto, condivisione e richiamo di momenti passati insieme.
Faccio questa premessa per rendere più chiaro il perchè di questo articolo e mi permetto pure di aggiungere di seguito gli eventi casuali che gli hanno dato vita.

Quando infatti il caro pushock ha citato la bellissima frase del testo di “ Rise “, tratto dalla colonna sonora di “ Into the Wild “ ( realizzata da Eddie Vedder ), non ho potuto fare a meno di pensare ad un brano dei Pearl Jam : sto parlando di “ I Am Mine “ dell’album “ Riot Act “, pubblicato nel 2002.
Mentre raccoglievo le idee per scrivere una mia personale interpretazione delle parole della canzone, l’amico edohh ha scritto un racconto apparentemente umoristico – ma dal profilo profondamente tragicomico – tratto dalle sue esperienze di tutor all’università: la vicenda mi ha brillantemente ricordato una citazione di Seneca ( che ho riportato come commento a “ La battuta “ ) e mi ha fornito alcuni elementi che mancavano per la stesura dei miei pensieri.
E’ stato così che improvvisamente ho collegato frasi del filosofo latino con il testo del brano dei Pearl Jam e trovato lo spunto definitivo per scrivere “ Appartengo a me stesso “.
Se vi sembra un abbinamento eccessivo e preferite non mangiare i bucatini con la marmellata, potete pure fermarvi qui…vi ho avvertiti!
Se invece amate i gusti particolari che sola la vita inaspettatamente ci propone, continuate pure la lettura.

RISCATTIAMO NOI STESSI

Quando ho letto per la prima volta il testo di “ I Am Mine “, mi hanno profondamente colpito le ultime tre righe della seconda strofa e permesso di scoprire ciò che avevo sempre creduto, ma mai realizzato coscientemente

I know I was born and I know that I’ll die
The in between is mine
I am mine

“ So che sono nato e so che dovrò morire “…gli estremi della nostra vita rappresentano le uniche certezze che ci appartengono indissolubilmente – ognuno dovrebbe pensarci quando si alza la mattina – e valorizzano il nostro tempo finito, incarnando così la stella polare delle nostre azioni: in una realtà di oggetti deperibili, investire i propri sforzi nella crescita interiore e in quella di chi circonda, ci permette di superare l’essenza instabile della nostra esistenza. Questa riga descrive perfettamente la premessa di ogni nostro giorno.

“ Tutto ciò che sta nel mezzo mi appartiene “…ecco la scoperta di qualcosa che è evidente, ma spesso dimenticato: niente e nessuno può privarci del nostro tempo – il bene più prezioso – e allontanarci dalla ricerca della nostra realizzazione. Dentro di noi infatti si trova un percorso individuale e unico, che non ci può essere indicato, bensì solo fatto intuire. Diffidare da chi ci impone una strada definitiva e universale: bisogna sporcarsi le mani scavando nel proprio Io per scoprire la direzione giusta da seguire.

Appartengo a me stesso “…richiama la riga precedente e aggiunge un significato ulteriore. Essere coscienti del possesso della propria persona è infatti una sorta di responsabilizzazione: dobbiamo rispettarci, amarci e coltivarci, non nel senso egoistico del termine, bensì di crescita dello spazio dell’Io e condivisione con l’altro.

Può apparire incredibile, ma le tre righe del testo di “ I Am Mine “ da me commentate riassumono perfettamente il significato della prima lettera delle “ Epistulae ad Lucilium “ – scritte dal filosofo latino Seneca tra il 62 e il 65 d.C. – e che comincia con queste parole:

Ita fac, mi Lucili: vindica te tibi

“Comportati così, Lucilio mio, rivendica il tuo diritto su te stesso”…difficile non trovare un’analogia. Il testo continua con preziosi spunti come

Puoi indicarmi qualcuno che dia un giusto valore al suo tempo e alla sua giornata, che capisca di morire ogni giorno? Ecco il nostro errore: vediamo la morte davanti a noi e invece gran parte di essa è già alle nostre spalle: appartiene alla morte la vita passata.

Forte è il richiamo allo hic et hunc: la nostra vita si svolge infatti qui e ora e si accorcia di giorno in giorno, senza dimenticare che il nostro ultimo respiro non ha una data prestabilita.
Altri passaggi illuminanti della prima lettera a Lucilio sono

Niente ci appartiene, Lucilio, solo il tempo è nostro. La natura ci ha reso padroni di questo solo bene, fuggevole e labile: chiunque voglia può privarcene. […]
Ti chiederai forse come mi comporti io che ti do questi consigli. Te lo dirò francamente: tengo il conto delle mie spese da persona prodiga, ma attenta. Non posso dire che non perdo niente, ma posso dire che cosa perdo e perché e come. Sono in grado di riferirti le ragioni della mia povertà.

La consapevolezza dell’istante è fondamentale e dobbiamo sempre migliorare la nostra sensibiltà per goderne appieno, senza sacrificarlo inutilmente.

Infine, non posso fare altro che invitarvi alla lettura completa dell’epistola e riportare il commento di Eddie Vedder stesso sul significato del brano “ I Am mine “: “This song’s about personal safety, and the feeling of being secure, and even free.”