Tutto il mondo è un teatro e tutti gli uomini e le donne non sono che attori: essi hanno le loro uscite e le loro entrate; e una stessa persona, nella sua vita, rappresenta diverse parti.”

William Shakespeare

Era una calda giornata di fine estate. Il protagonista stava appoggiato sul parapetto che cingeva il cortile sottostante. Stava lì in attesa del suo momento ripetendo la sua battuta nella mente, come un attore prima che apra il sipario del teatro. La sua parte era semplice doveva spiegare agli studenti delle scuole superiori perché iscriversi nella sua facoltà. Lui non aveva un copione ma solo un canovaccio, da lì la sua preoccupazione. Cosa dire? La prima battuta di un attore è importante. È il suo biglietto da visita. Bisogna fare una bella prima impressione al pubblico e lui voleva fare una bella figura.

Non era solo. C’erano altri insieme a lui ma diverso colore e fazione. Ogni fazione aveva un bancone con la propria tinta distintiva. C’erano i gialli, i verdi, i bianchi e pure i grigi. Lui invece era nero ma non gli dispiaceva, anzi era entusiasta di quel non-colore. L’amarezza più grossa era avere lo stand alla fine del lungo corridoio. L’ultimo dopo tutti gli altri.

La campana suonò la mezza, le luci in platea si spensero segno dell’inizio dello spettacolo. Il protagonista alzò lo sguardo e andò nel suo stand, come un attore alla ricerca della croce che gli indica la posizione sul palco. Il sipario si aprì. Iniziarono a fluire gli studenti verso gli stand colorati, incuriositi dalle tonalità vivaci e affascinati da questo nuovo ambiente: l’università. In disparte nel suo pezzo di palco il protagonista non aspettava altro che la sua prima battuta, il suo primo studente. Ma esso non era tra quelli e quindi non arrivò. Non si diede per vinto e aspettò ancora, scrutando con attenzione il flusso continuo di studenti che arrivava e si accalcava agli stand soprattutto dai rossi.

Il suo sguardo si concentrò su uno studente appena arrivato. Quest’ultimo si guardava con circospezione facendo molta attenzione all’ambiente che lo circondava come alla ricerca di qualcosa. Continuava osservare e a camminare senza fermarsi, scavalcò i verdi, superò i bianchi, schivò i rossi. Si avvicinava sempre di più alla fine del corridoio. La speranza cresceva nel cuore del protagonista diventando infine certezza quando superò il penultimo stand. Il momento era giunto. Il protagonista aspettava che la sua spalla facesse quel cenno, quel segnale che gli avrebbe dato modo per introdurre il suo personaggio. Tutti gli occhi del pubblico erano per lui. Cercò di ricordare la migliore battuta tra quelle pensate senza riuscirci. Nel frattempo lo studente si sistemò nel punto prestabilito del palco e come voleva l’opera il ragazzo sospirò e disse la propria battuta con voce impostata: “Scusa sai dov’è il bagno?

…In fondo sulla destra.” rispose il protagonista con amarezza, chiedendosi chi fosse l’autore di quell’opera teatrale chiamata vita.

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