Non è facile collezionare i frammenti che faranno parte di noi. Anche perchè molto spesso ci si trova, per caso, dentro di loro. Guidati quasi da un istinto che ci dice “questo sa di buono”, li facciamo entrare. Più o meno riusciamo a coglierli, spesso li sentiamo e basta.

A me piace far loro scorrere, prima il vuoto e poi il pieno, e poi ancora il vuoto che viene nuovamente riempito. A volte decidiamo di trattenere l’essenziale e il vero, facendo semplicemente scorrere via i frammenti falsi.  Spesso il luccichio o la buona fattura dei falsi ci inganna ed essi prendono il posto di quelli latitanti o sconosciuti. A volte, siamo noi ad attuare volutamente il rimpiazzo (Siamo umani! Non sempre ci piace solo ciò che ci fa bene!) E ancora,cambiamo noi e così ciò che abbiamo dentro.
Insomma, è un po’ come avere un personale museo incorporato: attraverso mostre temporanee entriamo in contatto con gli altri, decidiamo quali opere tenere e per quanto tempo nella nostra collezione “stabile”. E se domani volessi aprire una nuova sala, o sostituirne una esistente? Ecco che la configurazione è mutevole.

Ma possiamo davvero descrivere questi frammenti? Come può generare un senso di mancanza o di pienezza così profonda, qualcosa che nemmeno si riesce a definire?
Come un messaggio si trasmette attraverso dei segni, così i frammenti si manifestano attraverso un tramonto, un buon libro, uno sguardo, d’amore o d’amicizia che sia.

Per quanto il vero non sia visibile, non và trascurato lo sforzo di dare forma a ciò che lo riguarda da vicino. Non solo perchè parlandone se ne comunica il contenuto -intriso di interpretazione personale benchè, secondo me, dotato di radici profondamente universali- ma perchè inevitabilmente si getta il germoglio di quel frammento, che può essere colto o meno, che è per caso trovato da noi e mancante per qualcun altro, o viceversa; o più semplicemente per condividerlo con altri e trovare somiglianze di significato.

Si costruisce così una potente rete di scambio e movimento di cui, anche se in misura minima, siamo responsabili.

Alla nascita un uomo è tenero e flessibile,
alla morte è duro e rigido.
Tutti gli esseri, l’erba e gli alberi
da vivi sono teneri e flessibili,
da morti sono duri e rigidi.

Dunque il rigido e l’inflessibile
sono amici della morte.
Il tenero e il flessibile
sono amici della vita.

Un esercito rigido viene distrutto.
Un albero rigido viene spezzato.

Il rigido deve piegarsi
o sarà piegato dagli altri.
Ciò che è flessibile
riesce a crescere.

LAO TZU, Tao Te Ching